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I 50 dati chiave da conoscere sulla e-reputation
Nel 2013, 5.000 aziende, dirigenti e privati hanno utilizzato la dashboard per monitorare il proprio punteggio di e-reputation, per migliorare, proteggere e sorvegliare l’evoluzione della propria pagina Google. La e-reputation è infatti entrata nelle abitudini e persino nella quotidianità di ognuno. Dimostrazione con i 50 dati chiave da conoscere sulla e-reputation.
« Ci vogliono 20 anni per costruire una reputazione e cinque minuti per distruggerla. Se ci pensasse, agirebbe diversamente » ha detto l’uomo d’affari americano Warren Buffet. Questa citazione traduce bene le sfide vitali della e-reputation, il cui mercato mondiale (servizi e software), stimato in 1,8 miliardi di euro nel 2011, non smette di crescere.
E-reputation e aziende
- Oggi la e-reputation rappresenta il rischio numero 1 per il 40% delle aziende, contro il 26% nel 2010.
- Il 61% delle aziende dichiara di controllare la propria e-reputation.
- Tutto ciò che viene pubblicato online, soprattutto sui social network, è visibile immediatamente e può potenzialmente essere visto da 2,09 miliardi di persone.
- Entro 5 anni, l’83% delle aziende dovrà affrontare una crisi online che inciderà sulle loro quotazioni di borsa e sul loro fatturato.
- Le aziende hanno più che mai il dovere di reagire, perché l’80% di ciò che si dice su un marchio in Internet non proviene dal marchio stesso.
- Il 60% degli utenti preferisce cliccare sugli altri risultati di ricerca piuttosto che sul sito web dell’azienda.
I consumatori hanno infatti preso il potere:
- Sono il 74% a informarsi su Google prima di acquistare un prodotto o un servizio.
- Il 64% consulta le opinioni e le valutazioni degli altri utenti prima di effettuare un acquisto.
- Si fidano peraltro di più dei loro amici ( 90%) e degli utenti sconosciuti ( 78%) che della pubblicità del marchio ( 16%), o del suo CEO ( 54%) o del sito del marchio ( 64%).
Quando arrivano le crisi, i «bad buzz»:
- Il 30% di esse viene subito ripreso dai media internazionali entro l’ora successiva al primo annuncio.
- Nel 40% dei casi, le aziende non hanno un piano d’emergenza. In media comunicano solo 21 ore dopo l’inizio della crisi.
- Il 90% delle crisi dura meno di 72 ore ma può lasciare tracce indelebili.
- Peraltro il 53% delle aziende colpite da un bad buzz non ha recuperato la propria quotazione di borsa iniziale un anno dopo.
Tuttavia, quando l’azienda avvia la conversazione sui social network:
- Il 74% degli utenti lo apprezza e ha un’immagine più positiva dei marchi.
- Allo stesso modo, quando il marchio interagisce con i loro amici, gli utenti si fidano del marchio nel 64% dei casi.
A dimostrazione del fatto che una crisi ben gestita può anche essere un’opportunità per l’azienda!
E-reputation e privati
Anche i privati prendono coscienza delle sfide legate alla propria reputazione in Internet:
- L’85% degli utenti fa attenzione alle tracce che lascia in rete e più in particolare su Google, che è il principale motore di ricerca utilizzato dagli utenti (per il 91% dei francesi).
- Il 71% è un fan del Googling, che consiste nel lanciare una query Google su una delle proprie conoscenze.
- Non solo gli utenti sono molto presenti in Internet ( il 59% degli utenti vi trascorre più di 12 ore a settimana e il 23% naviga dal proprio smartphone), ma vi sono anche molto attivi ( il 77% si informa e condivide in Internet, il 62% comunica e il 25% crea contenuti).
Hanno infatti invaso i social network. Sono 600 milioni su Facebook e 145 milioni su Twitter a poter costruire o distruggere la reputazione di una persona o di un’azienda. Il 41% delle insoddisfazioni si esprime peraltro in egual misura su Facebook e Twitter (contro l’11% su un blog e il 7% su Youtube).
E-reputation e lavoro
Le tracce lasciate in Internet assumono soprattutto importanza quando si cerca un lavoro:
- Il 90% dei recruiter digita il suo nome su un motore di ricerca, la «googla» (contro il 68% nel 2012 secondo Régionjobs) per saperne di più sui propri potenziali dipendenti.
- Il 48% dei recruiter e dei direttori HR prende la decisione di assumere o meno facendo riferimento a siti internet o social network.
- Il 33% dei recruiter ha già scartato un candidato in seguito a tracce negative trovate online.
- Al contrario, il 31% dei recruiter ha assunto un candidato in seguito a tracce positive trovate sulla pagina Google.
Sui social network:
- Il 79% delle persone contattate da un recruiter lo è stato su Viadeo e il 43% su Linkedin (contro il 3% su Facebook e l’1% su Twitter).
- L’8% delle aziende ha licenziato qualcuno per aver abusato dei social media.
Secondo uno studio 2011 di Harris Interactive:
- Il 42% degli utenti utilizza Google anche per fare ricerche sui propri colleghi e sui propri capi.
- Il 45% ha peraltro trovato elementi che li hanno scoraggiati dal lavorarci.
Fonti:
(1) Secondo l’editore Digimind (www.digimind.fr)
(2) Studio della società Deloitte con Forbes Insight realizzato nella primavera 2013 presso 300 dirigenti e manager: http://www.deloitte.com/assets/Dcom-France/Local%20Assets/Documents/publications/1311%20Exploring%20Strategic%20Risk/Exploring\_strategic\_risk\_nov2013.pdf
(3) http://www.cadic-services.com/gerer-son-e-reputation/#.Uu9Gz3d5PxZ
(4) secondo l’agenzia di comunicazione americana Digital Firefly.
(5) https://www.slideshare.net/pys0209/social-media-for-marketing e Nielsen.com. Global Online Consumer Survey. 2011. E-book.
(6) (Freshfields Bruckhaus Deringer)
(9) Forrester Research – Groundswell
(10) Secondo Nicolas Vanderbiest «la gestione di crisi della e-reputation delle aziende».
(11) https://www.pinterest.com/pin/380413499746231327/
(12) Studio Emploi-Bordeaux «Recrutement & identité numérique : quelles pratiques ? https://www.slideshare.net/jeremyabdilla/ereputation-numerique-demandeurs-emploi-bordeaux
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Di
Equipe Semji


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