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Forget.me: scopra la realtà del diritto all’oblio - Semji

Forget.me: scopra la realtà del diritto all’oblio

CHE COS’È IL DIRITTO ALL’OBLIO?

Il diritto all’oblio è un concetto presente sia sui mercati fisici sia su internet. Nel nostro caso parliamo di diritto all’oblio digitale.

Consiste nel rimuovere contenuti, di natura privata, che possono arrecare danno alla Sua persona. Se una foto compromettente, un account obsoleto, una vecchia decisione giudiziaria o qualsiasi altro elemento del Suo passato dovesse comparire nella prima pagina dei risultati di ricerca, è possibile farne rimuovere l’oggetto oppure deindicizzare il link html.

Deindicizzazione del link

Ovvero, far rimuovere un risultato di ricerca in cui compaiono il Suo nome e cognome. Il contenuto verso cui rimanda il link non verrà eliminato, ma questa operazione ne limiterà fortemente l’accesso.

Secondo un’indagine di trasparenza di Google (Francia), avrà il 44% di probabilità che la Sua richiesta di deindicizzazione vada a buon fine (dati aggiornati al 23/07/2018).

Per quanto riguarda il diritto all’oblio si osservano 3 leve principali:

Il diritto di opposizione, ovvero il rifiuto che un’organizzazione raccolga, utilizzi o condivida le Sue informazioni personali sul web. Può quindi opporsi se desidera liberarsi delle chiamate pubblicitarie, oppure se desidera essere rimosso dal database di prospezione e-mail. Questa richiesta è gratuita e obbliga l’organizzazione interessata a interrompere il trattamento dei dati per le finalità specificate. Dal 25 maggio 2018, la Sua richiesta potrà essere rifiutata se il trattamento dei Suoi dati viene effettuato per un interesse pubblico.

Le verrà quindi richiesto di esplicitare le Sue intenzioni, tranne nel caso in cui queste ultime riguardino una prospezione commerciale: in tal caso non Le verrà chiesto alcun motivo.

Il diritto alla cancellazione, ovvero la richiesta di eliminazione delle Sue informazioni di carattere personale online,

  • Nel caso di un minore di 13 anni o di un minore di 16 anni che non presta il consenso
  • Se tale trattamento non è lecito
  • Se non riguarda l’ambito medico per finalità di prevenzione e/o diagnosi

Se avvia la procedura, il titolare del trattamento è tenuto a eliminare tali informazioni, nel più breve tempo possibile, come indicato nell’articolo 17 del GDPR. L’azienda non ha soltanto l’obbligo di trattare la Sua richiesta, ma deve anche avvisarne i propri partner e fornitori affinché facciano lo stesso.

L’eliminazione del contenuto è quindi l’esito di questa procedura, mentre una richiesta di deindicizzazione avrà come finalità la rimozione del link verso il contenuto in questione.

Il diritto alla deindicizzazione è disponibile da poco grazie alla Corte di giustizia dell’Unione Europea. Consiste nell’eliminare risultati di ricerca associati alla Sua identità, che rimandano a elementi personali compromettenti.

Come esercitare il proprio diritto all’oblio?

Contattando direttamente il responsabile o il responsabile della protezione dei dati che detiene i Suoi dati personali, direttamente su Internet o per posta, conservando una copia delle Sue pratiche. Inoltre, Google, Bing e Yahoo propongono un modulo da compilare online seguendo una procedura caso per caso, in base allo stato della Sua richiesta.

Consiglio: se ottiene un rifiuto per una qualsiasi rivendicazione, è possibile e consigliabile rivolgersi alla CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés) avvalendosi del monitoraggio effettuato.

I FATTI SALIENTI DEL DIRITTO ALL’OBLIO DAL 2014 AL 2018

13 maggio 2014

Decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) nell’ambito della cosiddetta sentenza « Google spain » che consente agli utenti di Internet di chiedere ai motori di ricerca di deindicizzare informazioni definite « inadeguate, non pertinenti o eccessive ». Il « diritto all’oblio », o più precisamente « diritto alla deindicizzazione », prende il via.

29 maggio 2014

Google pubblica online il proprio modulo per il diritto all’oblio.

26 giugno 2014

Google inizia a rimuovere link dai propri risultati di ricerca in Europa

1° luglio 2014

Google inizia ad avvisare i webmaster della deindicizzazione dei link

16 luglio 2014

Uno sviluppatore americano crea il sito http ://hiddenfromgoogle.com/ per censire i link deindicizzati dal motore di ricerca Google

6 agosto 2014

Jimmy Wales, co-fondatore di Wikipedia, dichiara che il diritto all’oblio è « profondamente immorale » e annuncia che tutti i link di Wikipedia che verranno deindicizzati saranno resi pubblici.

9 settembre 2014

Google crea un comitato consultivo sul diritto all’oblio

26 novembre 2014

Il G29 adotta delle linee guida per garantire un’applicazione armonizzata del diritto all’oblio

6 febbraio 2015

Il comitato consultivo di Google presenta la propria relazione

24 marzo 2016

La CNIL condanna Google a un’ammenda di 100.000 euro per aver rifiutato di estendere la deindicizzazione degli URL relativi al diritto all’oblio al di fuori dei suoi motori di ricerca europei. Per approfondire l’argomento: La CNIL diffida Google ad ampliare il proprio Diritto all’oblio. Perché Google vuole dei confini per il diritto all’oblio?

28 giugno 2017

La Corte suprema del Canada obbliga Google a deindicizzare i link a livello mondiale nell’ambito del caso Equustek

28 giugno 2017

Nell’analisi della controversia tra la CNIL e Google, il Consiglio di Stato raccomanda di consultare la CGUE per definire la territorialità del diritto all’oblio

Sotto la spinta del G29 (raggruppamento delle autorità garanti europee), il diritto all’oblio è stato protetto e ha guadagnato in maturità. Il legislatore ha consacrato questo diritto includendolo all’interno del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Quest’ultimo sarà seguito dal Regolamento ePrivacy (Regolamento sulla vita privata e le comunicazioni elettroniche), che continuerà a specificare e rafforzare la nozione di «consenso prestato liberamente».

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  • Equipe Semji

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